Anna Pellegrino – Abstract Seminario 3 giugno 2013

Anna Pellegrino (Università di Padova)

Entrare in fabbrica / andare a bottega. Modelli, percorsi e agenzie dell’accesso al lavoro a Firenze fra artigianato e industria (1861-1922)

Il mio intervento intende ad analizzare il caso di studio della città Firenze fra l’Unità e il fascismo. Questa delimitazione di luogo e tempo permette di mettere a fuoco (sulla base del programma del seminario e delle domande che esso pone) il problema dell’accesso al lavoro in una  fase storica durante la quale il tradizionale artigianato urbano si trova a confrontarsi con un processo di industrializzazione così intenso da modificare i canali tradizionali di accesso al lavoro: questo in una città in cui le due forme di lavoro (industriale e artigiano) sono presenti in misura significativa.
Come sottolinea il programma del seminario, la  storiografia ha indagato in maniera privilegiata le negoziazioni relative allo status e ai ruoli dei lavoratori occupati, trascurando la fase di negoziazione, scelta e sperimentazione inziale del percorso lavorativo. Tutto ciò apre un campo di ricerca molto vasto. Anche l’altro punto proposto dal programma, e cioè una lettura del problema storiografico alla luce della situazione attuale, aumenta la complessità della ricerca, e induce a considerare il tema del reclutamento non solo in maniera tecnica e specializzata, da un punto di vista in certo senso storico-sociologico generale, ma anche in riferimento al complesso di fattori socio-economico-culturali dell’ambiente determinato in cui esso si realizza.
In questo senso il caso fiorentino obbliga innanzitutto a distinguere non una catena “tipica” del processo di reclutamento, magari in continua evoluzione nel tempo, ma una serie di percorsi, di modelli, di contesti diversi e rapidamente variabili, sia pure entro alcuni orizzonti condivisi.
Soprattutto in relazione al primo canale di reclutamento, quello della scelta iniziale e dell’avvio al lavoro, il contesto sociale appare decisivo. La presenza di una fabbrica come la Ginori, ad esempio, era un fattore di modificazione dello spazio sociale che agiva come un vettore capace di orientare le scelte dei fanciulli o delle fanciulle fra la parte occidentale di Firenze, Sesto e Doccia, in maniera molto diversa da quanto avveniva nel popoloso e popolare centro urbano, dove ancora una moltitudine di piccole botteghe, di mestieri, di possibili servizi o occupazioni, rendeva molto più complessi e articolati i canali di formazione e di avviamento al lavoro, che in alcuni dei borghi più affollati, poveri, e pericolosi del “ventre” di Firenze potevano sfociare anche nella devianza e nel rifiuto del lavoro. Lo spazio fra questi due poli, oltre ad essere variegato e diversificato, era anche mobile e in continua trasformazione in quegli anni, in grado a volte di indurre rilevanti forme di mobilità, non solo sociale, ma anche fisica. Pur orientandosi chiaramente verso un abbandono delle vecchie pratiche dell’artigianato tradizionale, il reclutamento ancora seguiva procedure, percorsi e canali molto diversi fra loro, in corrispondenza di specifiche sottosezioni del mercato del lavoro.  Ma accanto alle determinanti socio economiche anche i modelli culturali, le forme di mobilitazione ideologica, i canali di informazione, comunicazione, interazione, che costituiscono nuovi sensi identitari e nuovi saperi associativi e organizzativi, acquisiscono una nuova rilevanza. In questo contesto, un ruolo importante assumono le agenzie di formazione e di reclutamento, che è possibile cogliere, in questo periodo, nella loro fase costitutiva. Dalla Fratellanza Artigiana con i suoi uffici di collocamento e con la sua Azienda strumenti di lavoro, alla Camera del Lavoro, dalle istituzioni più tradizionali come gli “Artigianelli” fino alle nuove scuole professionali, l’attività degli imprenditori, degli enti pubblici, delle stesse rappresentanze dei lavoratori per istituire canali di reclutamento e formazione appare intensa, e si stabiliscono alcune procedure e modelli che poi si trametteranno e resisteranno a lungo in seguito. Proprio in corrispondenza di questi istituti e agenzie sono reperibili oggi alcune delle fonti principali per ricostruire questa vicenda. Ma il quadro resta ancora piuttosto problematico, e pesa la carenza di studi e di ricerche specifiche. Anche le fonti direttamente prodotte da queste agenzie chiariscono solo parte dei problemi, per cui ho cercato di fare ricorso ad altre fonti più indirette e “qualitative”: dai giudizi probivirali, con le storie individuali e concrete dei percorsi di avviamento al lavoro, alle relazioni e ai documenti degli operai alle esposizioni, dai libri matricola delle poche grandi industrie fiorentine, ai verbali dei collegi della Fratellanza, alle fonti memorialistiche e letterarie. Nonostante queste difficoltà alcune prime risposte rispetto alle domande poste dal seminario sembrano tuttavia possibili.

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