La storia del lavoro al tempo della globalizzazione. Una discussione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un resoconto della giornata di studi sulla storia del lavoro organizzata a Firenze il 19 giugno, che avevamo segnalato su questo blog (a questo link). Ringraziamo Roberto Bianchi per averci inviato il testo.

 

Lo scorso 19 giugno, presso il Dipartimento di studi storici e geografici dell’Università di Firenze, si è svolto il seminario su La storia del lavoro al tempo della globalizzazione, organizzato da Simonetta Soldani e Francesca Tacchi per il Dottorato di ricerca in Storia nell’ambito del programma di attività didattiche del 2012 per l’indirizzo di Storia contemporanea.

La discussione, coordinata da Roberto Bianchi, si è aperta con un intervento di Christian G. De Vito, Honorary fellow presso l’International Institute of Social History di Amsterdam (IISH), che ha illustrato Cos’è la Global Labour History: origini, sviluppi e prospettive di una corrente di studi e ricerche che ha preso corpo negli ultimi due decenni attorno all’IISH e che in Italia era stata presentata all’inizio dell’anno con la raccolta di saggi pubblicata da Ombre Corte, Global labour history. La storia del lavoro al tempo della globalizzazione (a cura di C. G. De Vito, Verona 2012), e con una rassegna comparsa sul n. 85 di «Passato e presente» (Id., La proposta della Global labour history nell’era della «globalizzazione», gennaio-aprile 2012, pp. 177-188). Elise van Nederveen ha poi illustrato i metodi di lavoro dei gruppi di ricerca internazionali coordinati dall’IISH (“Doing” Global labour history: experiences and results from collaborative research projects at the IISH), dove è senior researcher, facendo riferimento in particolare alle indagini sulla storia del lavoro femminile nell’industria tessile fra età moderna e contemporanea.

Con un approccio diverso Pietro Causarano – docente di Storia sociale dell’educazione all’Università di Firenze, già animatore della rivista «Histoire & Sociétés», nonché dell’Associazione Biondi-Bartolini e della rete e.labora –, nel pomeriggio, ha presentato un’impegnativa relazione su Locale, nazionale, globale. Le tre dimensioni della Labour history nell’esperienza italiana, proponendo, tra l’altro, una sintesi della storiografia italiana sulla storia del lavoro da mezzo secolo a questa parte. Anche Renato Giannetti, ordinario di Storia economica all’Università di Firenze, membro dei direttivi dell’Associazione di storia e studi sull’impresa e di altre riviste e associazioni scientifiche, con la relazione su Tecnologia, mercato del lavoro, salari e organizzazione: tipologie di relazioni industriali nell’Italia del ‘900, ha proposto un altro tipo di approccio allo studio di una storia del lavoro maggiormente legata ai tempi e alle periodizzazioni della storia delle imprese e delle relazioni industriali.

Va detto che la diversità delle voci e delle impostazioni ha permesso di offrire un ampio spettro delle possibili chiavi di lettura, e dei possibili e praticabili ambiti d’indagine per lo studio di temi e problemi tanto rilevanti per la storia del mondo moderno e contemporaneo, quanto profondamente legati alle tensioni e alle crisi del presente; questioni che fino a qualche anno fa sembravano poste ai margini della ricerca storica e che negli ultimi tempi sono tornate al centro dell’attenzione di non pochi studiosi e studiose, come mostra la stessa nascita della Società italiana di storia del lavoro, lo scorso 25 maggio a Roma.

Anche per questo, il seminario del 19 giugno si è fin da subito vivacizzato. Numerosi interventi hanno animato un dibattito che si è soprattutto concentrato sugli elementi di effettiva o solo apparente novità della Global labour history – «non una nuova scuola storiografica, ma un campo di interesse per la ricerca», ha precisato De Vito –, con numerosi confronti tra queste nuove indagini – caratterizzate, fra l’altro, da un ampliamento dei temi e dei soggetti riguardanti una storia del lavoro intesa in senso molto largo, e dalla volontà di impostare ricerche di lungo periodo – e i migliori prodotti della storia sociale realizzati intorno agli anni settanta del Novecento; non ha caso, Edward P. Thompson è stato molto citato sia dai relatori, sia da alcuni dei presenti che sono intervenuti nella discussione, talvolta a più riprese, come ad esempio Gabriele Turi, Giacomo Torresi, Sandra Pescarolo, Simonetta Soldani, Adriana Dadà, Paul Ginsborg, Roberto Bianchi, Francesco Carnevale, Francesca Tacchi, Elena Tabacchi, oltre ai relatori. Categorie come “mercificazione” e “proletarizzazione” sono state discusse, ricordando la necessità di rendere conto di ricerche che già negli scorsi decenni avevano rinnovato la storia del lavoro e delle relazioni sociali, criticando il “paradigma istituzionale” di una storia del lavoro che all’epoca stentava a uscire dai confini di una ricostruzione del ruolo delle istituzioni del movimento operaio e socialista, prima di rinnovarsi con le sollecitazioni provenienti dalla storia sociale e dalla storia della società. Non da ultimo, molti interventi si sono concentrati sull’utilità di un approccio transnazionale per le ricerche, fortemente richiamato da De Vito, e sulla necessità di mantenere una costante attenzione al tema della periodizzazione.

Roberto Bianchi

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