Ramazzini: un precursore? (“Genèses”, n. 89/2012)

diatriba_ramazziniUn articolo di Julien Vincent sull’ultimo numero di “Genèses” (dedicato soprattutto a un’interessate dossier sui rapporti fra sociologia e antropologia), mette in discussione le interpretazioni “continuiste” negli approcci alla storia delle medicina del lavoro. Nel saggio Ramazzini n’est pas le précurseur de la médecine du travail.Médecine, travail et politique avant l’hygiénisme lo storico francese studia la ricezione del trattato De morbis artificum diatriba, pubblicato nel 1700, e sottolinea la diversità dei saperi e delle tradizioni che hanno costituito fra Otto e Novecento l’igienismo industriale.

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Una risposta a “Ramazzini: un precursore? (“Genèses”, n. 89/2012)

  1. In un articolo di prossima pubblicazione su “La Medicina del Lavoro” (“Sulle professioni considerate come causa di malattia” (1849) di Enrico de Betta. La prima trattazione italiana moderna su malattie e lavoro) il sottoscritto con Alberto Baldasseroni ha commentato brevemente il lavoro di Julian Vincent (col quale ho anche scambiato delle opinioni) con le seguenti parole: “Corrisponde al vero che negli anni ‘30 e ’40 dell’Ottocento autori quali Louis-René Villermé (1782-1863) e Alexandre Parent-Duchâtelet (1790 –1836) in Francia ed in Inghilterra Edwin Chadwick (1800–1890), l’autore nel 1843 del Report on the sanitary condition of the labouring population of Great Britain (London: Printed by W. Clowes and sons for H.M. Statiodellenery Office), in alcuni articoli si sono preoccupati di mostrare che Ramazzini aveva peccato di “pessimismo”, attribuendo troppe malattie alle professioni, che finivano per essere ritenute colpevoli anche delle influenze estrinseche del clima, dell’abitazione e dello stile di vita, compromettendo quindi la possibilità di ben distinguere queste ultime dalle influenze sicuramente professionali, queste ultime da aggredire più direttamente ed in termini più brevi con strumenti specifici, tecnici nei luoghi di lavoro. È anche vero tuttavia che quegli stessi igienisti ed altri ancora hanno pensato che la concezione, riferita al ramazzininismo, del parallelismo semplice, diretto tra mestiere e malattie potesse in qualche modo porre delle difficoltà all’avanzamento ormai infrenabile da una parte della “rivoluzione industriale” e dell’altra del liberalismo economico. Questi argomenti, frammisti in molte occasioni con altri spesso strumentali, hanno portato, ed anche oggi portano a teorizzare che “Ramazzini non è il precursore della medicina del lavoro”, confondendo pretesi primati nazionali, in particolare francesi, e, cosa più preoccupante, semplificando od annullando distinzioni legittime, oggettive, tra branche disciplinari diverse che precocemente si affacciano sul campo della salute dei lavoratori, quelle di tipo più precisamente medico e quelle chimiche, tecniche ed impiantistiche che in effetti pur non essendole, in alcune occasioni sono state vissute e sono proclamate in competizione tra di loro, sostitutive l’una delle altre. Tali argomenti sono affrontati in molte pubblicazioni francesi ed inglesi e tra queste si segnalano le più recenti: VINCENT J: Bernardino Ramazzini, historien des maladies humaines et médecin de la société civile? La carrière franco-britannique du De morbis artificum diatriba (1777-1855), in Charle C et Vincent J (ed): La société civile . Savoirs, enjeux et acteurs en France et en Grande-Bretagne 1780-1914. Rennes: Presse Universitaire de Rennes, 2011, 169-202; VINCENT J:. Ramazzini n’est pas le précurseur de la médecine du travail. Médecine, travail et politique avant l‘hygiénisme. 2011. Version non révisée d’un article à paraître dans Genèses. Sciences sociales et histoire, Décembre 2012, pp. 84-102, consultabile in: http://www.academia.edu/2369856/_Ramazzini_nest_pas_le_precurseur_de_la_medecine_du_travail._Medecine_travail_et_politique_avant_lhygienisme_version_non_corrigee_dun_article_a_paraitre_dans_Geneses._Sciences_sociales_et_histoire_decembre_2012_p._84-107 (ultimo accesso, 05.03.2013)”
    Vincent ha fatto un lavoro molto buono di indagine storica comparativa, individua delle differenze sostanziali tra “medicina del lavoro” (che si limitava e si limita molto spesso anche oggi di trattare soltanto delle malattie dei lavoratori) ed “igienismo industriale” (che tratta degli aspetti tecnici anche quali-quantitativi dei rischi nei luoghi di lavoro per consentire il loro controllo); ammette, come è giusto, che l’“igienismo industriale” si è sviluppato in Francia (ma anche in Inghilterra ed in Germania) alcuni anni prima e dopo il 1850 grazie a igienisti, chimici ed epidemiologi e non in Italia; ma mi pare che faccia qualche forzatura nel negare l’autonomia della disciplina di medicina del lavoro che invece si è realizzata, anche in forme estreme, specie in Italia, e questa non può non avere, per ovvi motivi cronologici, un riferimento più antico in Bernardino Ramazzini (1633-1714) che era medico; se dopo qualche medico del lavoro sente il bisogno di chiamare Ramazzini suo padre son fatti suoi.
    Ma su un altro argomento Vincent fa una forzatura, nel dire (implicitamente) che gli igienisti industriali non hanno nulla da spartire con Ramazzini; è impossibile sempre per motivi cronologici e poi perché tutti lo hanno letto se non altro per “superarlo” o confutarlo (ma sarebbe bene stare attenti alla contestualizzazione) ed anche, come direbbe qualche psicanalista, “per uccidere il padre”. Bisognerebbe poi ricordare che Ramazzini, come si usava ai suoi tempi, non tratta della condizione degli artigiani soltanto in termini medici, ma anche con riferimenti letterari, sociologici (della sociologia del tempo), alchemici, ecc. e principalmente incita alla prevenzione gli stessi artigiani di cui parla ma principalmente i principi e i possibili consulenti dei principi e cioè chi poteva operare all’epoca con qualsiasi strumento nel senso della sanità pubblica.
    Franco Carnevale

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