Il fondo archivistico del Ministero del lavoro presso l’Archivio centrale dello Stato (Roma): la mobilità territoriale

Il fondo archivistico del Ministero del lavoro e della previdenza sociale presso l’Archivio centrale dello Stato (Roma) per lo studio della politica migratoria dopo il 1945 (a cura di Michele Colucci)

1) Cenni storici

Il decreto luogotenenziale n. 377 (21 giugno 1945) stabilì lo sdoppiamento del Ministero dell’industria, del commercio e del lavoro. Nacquero il Ministero dell’industria e del commercio e il Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Contestualmente, Gaetano Barbareschi, socialista, fu nominato dal capo del governo Ferruccio Parri a capo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. In questo modo, rinasceva un dicastero che aveva avuto una piccola ma significativa storia negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Nato con il regio decreto legge n. 700 del 3 giugno 1920, il ministero comprendeva inizialmente solo due direzioni generali, una per il lavoro e una per la previdenza. Le origini istituzionali si possono individuare nelle divisioni per il lavoro create nel 1878 all’interno del Ministero di agricoltura, industria e commercio, alle quali era poi seguita la nascita dell’Ufficio del lavoro e del Consiglio superiore del lavoro (1902) e nel 1916 la sdoppiamento del ministero in Ministero dell’agricoltura e Ministero per l’industria, il commercio e il lavoro. Ma il ministero del lavoro ebbe inizialmente vita brevissima, perché con il regio decreto n. 915 del 27 aprile 1923 il nuovo governo fascista ne dispose l’abolizione.

Dopo l’abolizione, le competenze sul lavoro passarono prima alla Presidenza del consiglio, poi al Ministero dell’economia nazionale e infine (a partire dal 1929) al Ministero delle corporazioni, fino a quando con la caduta del fascismo quest’ultimo non venne trasformato (regio decreto n. 718, 9 agosto 1943) in Ministero dell’industria, del commercio e del lavoro, con la contestuale soppressione dell’ordinamento corporativo.

Con la nomina a ministro di Barbareschi si aprì di fatto una stagione caratterizzata dalla presenza dei socialisti al vertice del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, stagione che si interruppe soltanto con la crisi della primavera 1947 e l’uscita delle sinistre dal governo. In realtà, ai fini della storia del dicastero, è importante ricordare che già un socialista – sia pure sui generis – Arturo Labriola, aveva ricoperto l’incarico di ministro del lavoro, nella delicatissima congiuntura del 1920 (gabinetto Facta). Dopo la seconda guerra mondiale, fino alla rottura con le sinistre del maggio 1947, il ministero venne mantenuto dai socialisti, prima con Ludovico D’Aragona (13 luglio 1946 – 28 gennaio 1947, secondo governo De Gasperi) poi con Giuseppe Romita (2 febbraio 1947 – 31 maggio 1947, terzo governo De Gasperi). In seguito (dal 31 maggio 1947 al 14 gennaio 1950, quarto e quinto governo De Gasperi) fu Amintore Fanfani a ricoprire il ruolo di ministro, che venne poi affidato a Achille Marazza, Leopoldo Rubinacci (26 luglio 1951-12 gennaio 1954, settimo e ottavo governo De Gasperi e primo governo Pella), Ezio Vigorelli (12 gennaio 1954-15 maggio 1957, 1 luglio 1958-15 febbraio 1959, primo governo Scelba, primo governo Segni, secondo governo Fanfani), Luigi Gui, Benigno Zaccagnini, Fiorentino Sullo.

Il tema dell’emigrazione fu al centro delle prime discussioni in seno al consiglio dei ministri già nel 1945. Ad essa veniva associata innanzitutto la necessità di individuare iniziative efficaci per combattere la disoccupazione. Inoltre, l’emigrazione veniva individuata come risorsa per l’afflusso di capitali attraverso le rimesse. Sullo scenario internazionale, veniva poi guardata come possibile contributo che l’Italia era in grado di dare, in termini di manodopera, alla ricostruzione dell’Europa. Politica sociale, politica economica e politica estera: proprio su queste tre linee rinascerà di lì a poco la politica migratoria italiana.

Il dibattito istituzionale del dopoguerra si concentrò quindi su quali dovessero essere i compiti del neonato ministero, quelli della diplomazia e del Ministero degli Esteri e quelli di eventuali altre nuove strutture, quali il Commissariato generale all’emigrazione, la cui rinascita era auspicata da Jacini. Nell’agosto 1945, la maggior parte dei ministri intervenuti al riguardo(La Malfa, Lussu, Gronchi) condivisero l’impostazione proposta da Nenni, cioè la necessità di affidare al Lavoro le competenze di natura sociale e sindacale relative all’emigrazione, e infatti tali responsabilità vennero riconosciute. De Gasperi, al contrario, sostenne le prerogative della diplomazia e sostenne che dovessero essere le ambasciate italiane a doversi occupare prevalentemente degli italiani che si recavano all’estero3. I problemi di competenze vennero sollevati anche rispetto al rapporto con il Ministero dell’assistenza post-bellica; la soluzione che venne trovata – visto il carattere provvisorio dell’assistenza post-bellica – fu il progressivo trasferimento di funzioni al ministero del Lavoro, che si trovò quindi investito di responsabilità ancora maggiori.

Fu Fanfani a modificare più in profondità l’organizzazione del ministero. Sostenne ad esempio la nascita della Direzione generale dell’occupazione e dell’emigrazione come una iniziativa di rottura rispetto ad una visione del governo del lavoro come di una materia basata esclusivamente sull’arbitrariato delle vertenze e sull’intervento sulle emergenze e non sulla prevenzione, prevenzione non solo dei conflitti ma anche della stessa disoccupazione. Fanfani, soprattutto, riformò nel 1948 gli uffici del lavoro. Gli uffici del lavoro vennero istituiti dagli alleati a partire dal settembre 1943. Gli uffici di fatto sostituirono l’ordinamento corporativo voluto dal regime fascista e fino al 1948 restarono particolarmente indefiniti dal punto di vista delle competenze e delle responsabilità. Distinti in regionali e provinciali, inizialmente seguirono la divisione geografica voluta dagli alleati. Il decreto legge n. 381 del 15 aprile 1948 ne modificò il nome in “uffici del lavoro e della massima occupazione”, a testimoniare l’investimento strategico che rivestivano nel quadro delle politiche pubbliche per il collocamento. Lo stesso decreto stabilì che tali uffici si dovessero occupare anche dell’emigrazione. Negli anni del dopoguerra, gli uffici del lavoro giocarono un ruolo fondamentale nell’articolazione delle nuove politiche migratorie volute dai governi repubblicani. Dipendenti dal ministero del lavoro, acquisivano periodicamente le informazioni sulle competenze richieste, le modalità e le destinazioni relative alle possibilità occupazionali all’estero. Ogni ufficio aveva il compito di pubblicizzare tali offerte di lavoro, fornire le informazioni di carattere burocratico necessarie alla preparazione della partenza e infine smistare gli espatriandi verso i centri di emigrazione. Gli uffici del lavoro dovevano anche registrare le domande di emigrazione e sottoporre gli aspiranti a un primo esame medico e professionale.

In breve, nel secondo dopoguerra il Ministero del lavoro diventò il referente istituzionale più importante per quello che riguardava le operazioni relative all’emigrazione da svolgersi dentro i confini italiani: selezione, reclutamento, avviamento, transito per i centri emigrazione, partenza, rimpatrio, assistenza al rimpatrio, monitoraggio, inchiesta.

2) Descrizione del fondo archivistico

Prima di procedere a una sintetica mappatura dei fondi archivistici più interessanti al fine di questo intervento, è bene ricordare che il protagonismo così rilevante della struttura nelle politiche migratorie del dopoguerra ha lasciato numerose tracce innanzitutto nella letteratura prodotta dal ministero, dai suoi uffici e dai suoi responsabili. Ad esempio consultando il “Bollettino ufficiale del Ministero del lavoro e della previdenza sociale” (pubblicato a partire dal 1946) si possono ricostruire i provvedimenti che via via hanno definito e ridefinito l’organizzazione amministrativa delle strutture centrali e periferiche e soprattutto le rispettive competenze, tra le quali quelle relative all’emigrazione. Un’altra fonte molto interessante per collocare i margini di manovra del ministero all’interno degli equilibri politici post-bellici è costituita dagli interventi dei ministri e dei sottosegretari. Questi interventi, oltre alle pubblicazioni autonome edite dai vari protagonisti, sono rintracciabili essenzialmente in due contesti: le discussioni presso il consiglio dei ministri e le discussioni parlamentari. Poiché l’emigrazione costituiva un elemento centrale di confronto politico, i ministri del lavoro stavano al centro del dibattito, in un ruolo crescente direttamente proporzionale al progressivo aumento delle loro competenze in materia. Oltre alle risposte alle interessantissime e documentate interrogazioni e alle interpellanze sulle condizioni di vita, di lavoro, di viaggio e di rimpatrio degli emigranti, i ministri intervenivano in occasione delle sedute parlamentari dedicate alla politica economica e alla politica sociale. In particolare, una fonte molto ricca è costituita dagli interventi e dai dibattiti in occasione della presentazione degli stati di bilancio e di previsione di spesa del ministero, che coincidevano con le scelte di priorità da assegnare all’attività politica e legislativa della struttura.

Una mappatura dei fondi disponibili presso l’archivio del Ministero del lavoro e della previdenza sociale all’Archivio centrale dello Stato.

– Direzione generale personale e affari generali

Divisione organizzazione e amministrazione dell’Ispettorato del lavoro 1946-1950
Il fondo raccoglie prevalentemente documentazione relativa all’attività ispettiva dell’ufficio, suddivisa per regioni e provincie, in particolare sono catalogate le relazioni annuali di ogni ufficio provinciale. All’interno dell’attività ispettiva si possono riscontrare diversi riferimenti alle migrazioni interne e alle violazioni delle procedure di collocamento.
Il materiale copre in maniera approfondita il periodo 1946-1950, ma è importante ricordare che soltanto dopo il d.l. 381 del 15/4/1948 l’Ispettorato assume una fisionomia precisa rispetto alle competenze e alle attribuzioni istituzionali, in relazione alla riorganizzazione degli uffici del lavoro e della massima occupazione.

Divisione organizzazione e amministrazione degli Uffici del lavoro e della massima occupazione 1950-1954
Si tratta di una documentazione molto ricca e particolarmente stimolante per gli studiosi dell’emigrazione all’estero e delle migrazioni interne. Il fondo raccoglie la corrispondenza tra gli uffici del lavoro e della massima occupazione e la Direzione generale del ministero.
Ogni ufficio consegnava una relazione semestrale rispetto alle proprie attività (in alcuni casi trimestrale), contenente informazioni molto dettagliate sul contesto sociale ed economico del territorio. In particolare, veniva segnalata la quantità di coloro che emigravano e che chiedevano di emigrare, la loro collocazione occupazionale, la loro destinazione, la loro provenienza geografica. Inoltre, venivano segnalati i movimenti di popolazione legati alle migrazioni interne e le quantità di rimpatriati dall’estero. All’interno della documentazione è possibile anche consultare la corrispondenza tra i cinque centri di emigrazione (Milano, Napoli, Genova, Trieste e Messina) e la Direzione generale del ministero. Anche i centri di emigrazione infatti dipendevano dalla Divisione organizzazione e amministrazione degli uffici del lavoro e della massima occupazione. La documentazione prodotta dai centri di emigrazione è relativa al monitoraggio di coloro che espatriavano o che rimpatriavano.
Dentro i centri avevano sede anche le commissioni straniere di reclutamento e le commissioni sanitarie, quindi è possibile consultare il materiale riguardante le procedure di selezione degli emigranti. Il fondo copre in maniera sistematica il periodo 1950-1954.

– Direzione generale occupazione e addestramento professionale

Divisione affari generali e di vigilanza
Il fondo raccoglie materiale relativo al periodo 1945-1955, molto eterogeneo. È presente la corrispondenza interna al ministero sui rapporti con differenti organizzazioni sociali, sindacali e assistenziali e sul funzionamento delle stesse strutture del ministero. Molto interessanti per lo studio delle politiche migratorie sono: la raccolta delle circolari del Servizio migrazioni per l’anno 1947, la documentazione preparatoria per l’inchiesta parlamentare sulla miseria e la disoccupazione, la documentazione preparatoria per il bilancio di previsione del ministero rispetto agli anni 1951-56 per quanto riguarda le attività del ministero sulle migrazioni interne e internazionali.

– Direzione generale per il collocamento della manodopera

Divisione collocamento ordinario
Il materiale copre il periodo 1944-1956 ed è molto ricco di spunti, soprattutto per quanto riguarda le migrazioni interne. Raccoglie la corrispondenza tra gli uffici centrali e periferici del ministero rispetto ai problemi del collocamento, divisa per regioni per quanto riguarda il periodo 1951-1954. Rispetto alle migrazioni interne, contiene documentazione sulle cooperative di lavoro, la loro regolamentazione e la loro funzione in occasione delle campagne stagionali in agricoltura.

Divisione assistenza migrazioni interne
Il materiale è relativo al periodo 1947-1967 e riguarda prevalentemente le attività di assistenza ai lavoratori agricoli migranti stagionali impegnati nella raccolta olivicola, nella monda del riso, nella raccolta dell’uva, nella mietitura, nelle attività di lavoro nei boschi. La documentazione è ordinata per anno, regione e attività agricola.

Divisione accordi di emigrazione verso paesi comunitari 1946-1957
La documentazione riguarda le operazioni di preparazione, elaborazione ed applicazione degli accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi comunitari finalizzati all’emigrazione di lavoratori e lavoratrici. Gli accordi furono uno degli strumenti di politica migratoria più utilizzati nel secondo dopoguerra dai governi italiani e prevedevano una notevole mobilitazione istituzionali dei soggetti coinvolti: dai ministeri italiani e stranieri ai sindacati alle aziende interessate. La documentazione ricostruisce questa mobilitazione attraverso la corrispondenza intrattenuta dalla divisione con i vari soggetti coinvolti e per questo è molto ricca. I paesi interessati sono: Belgio, Olanda, Lussemburgo, Germania federale, Francia. Sono presenti inoltre riferimenti all’emigrazione clandestina in altri paesi europei, la corrispondenza con alcune organizzazioni internazionali (quali la Ceca e l’Oil), la corrispondenza con strutture assistenziali per gli emigranti.

Divisione accordi di emigrazione verso paesi extra-comunitari 1946-1957
La documentazione riguarda le operazioni di preparazione, elaborazione ed applicazione degli accordi bilaterali firmati dall’Italia con i paesi non comunitari finalizzati all’emigrazione di lavoratori e lavoratrici. I paesi interessati sono: Canada, Uruguay, Gibilterra, Nuova Zelanda, Bolivia, Tanganika, Danimarca, Libia, Jugoslavia, Spagna, Turchia, Yemen, Tunisia, Somalia, Santo Domingo, Kenia, Austria, Cecoslovacchia, Argentina, Brasile, Congo, Romania, Inghilterra e Commonwealth, Australia, Portogallo, Grecia, Ecuador, Algeria Colombia, Siria, Persia, Bulgaria, Irlanda, Polonia, Messico, India, Cuba, Sudafrica, Egitto, Sudan, Costarica, Pakistan, Norvegia, Arabia Saudita, Rodhesia, Honduras, Paraguay, Libano, Stati Uniti, Isralele, Madagascar, Filippine, Ceylon, Haiti, Cina, Birmania, Tailandia, Malesia, Nicaragua, E’ presente la documentazione intrattenuta dalla divisione con il Cime (Comitato intergovernativo migrazioni dall’Europa), con l’Icle (Istituto per il credito del lavoro italiano all’estero), con l’Organizzazione internazionale per i rifugiati, con il Comitato interministeriale per la ricostruzione, con l’Oece. Sono raccolti gli atti preparatori per la conferenza internazionale della mano d’opera tenuta a Roma nel 1948 e per alcune conferenze bilaterali, soprattutto con la Francia.

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