Mobilità, gruppi, conflitti

La mobilità spaziale dei lavoratori e delle lavoratrici, delle loro famiglie o parti di esse, non rappresenta l’eccezione in un mondo stabile. Senza scomodare la “natura migrante” della nostra specie, anche dopo la rivoluzione agraria la sedentarietà assoluta resta un evento raro. Più recentemente, le trasformazioni dell’età contemporanea hanno modificato le pratiche della mobilità, ma sullo sfondo di movimenti secolari. Per questi motivi, così come il confronto con antropologi, demografi e sociologi, il dialogo fra storici di diverse epoche è centrale e la mobilità può essere il terreno di confronti più remoti, sulla “lunga durata”. Muovendosi nello spazio i lavoratori e le lavoratrici hanno contribuito attivamente alle trasformazioni del paesaggio, condizionando negli ultimi secoli la geografia del capitale, ma il ruolo delle migrazioni è essenziale anche per comprendere la formazione e la crisi della società antica e feudale, così come gli equilibri e le trasformazioni di “antico regime”.

Migrazioni transoceaniche, continentali, regionali, locali e semplici traslochi, ma anche inurbamenti, colonizzazioni, ritorni alla campagna, e ancora pendolarismi, movimenti periodici, stagionali e circolari o veri vagabondaggi: da secoli il ventaglio delle forme di mobilità trova quasi sempre alle sue radici il lavoro o la sua ricerca, in senso più largo l’economia familiare e le sue relazioni interne. La mobilità nello spazio è elemento essenziale dei rapporti e delle trasformazioni sociali, della riproduzione dei lavoratori e delle lavoratrici: una via per l’integrazione del reddito, una modalità per regolare la demografia familiare e il suo rapporto con le risorse, una forma di resistenza alla perdita di status o un modo per migliorarlo, un momento di autonomia delle donne e dei giovani o delle nuove coppie.

Questo gruppo di lavoro vorrebbe interrogare la “mobilità del lavoro” a partire da due problemi storici:

– la formazione, riproduzione e dissoluzione dei gruppi sociali (dalle “classi” alle “reti di relazione”, passando per le comunità locali, i mestieri, i quartieri e i rapporti di parentela);

– la modificazione delle forme del conflitto sociale (violenze individuali e intimidazioni, tumulti annonari, denunce e petizioni, rivolte rurali e urbane, scioperi, occupazioni fisiche, “movimenti sociali”, rivoluzioni, etc.).

Attraverso seminari, incontri, produzione di materiali e “post” sul blog, si cercherà di dar vita a un confronto collettivo in grado di produrre un aggiornamento sullo stato della ricerca (non solo storiografica) e una discussione a partire dalle ricerche individuali dei membri del gruppo e dalle più significative pubblicazioni in tema di lavoro e mobilità. Si cercherà di esaminare i risultati, i modelli e le teorizzazioni delle scienze storiche e sociali su mobilità e società, senza trascurare la questione dei metodi per lo studio del movimento spaziale e le specificità della storiografia (quali fonti per una storia delle mobilità passate?).

Membri del gruppo di lavoro: Anna Badino, Andrea Caracausi, Michele Colucci, Michele De Gregorio, Antonio Farina, Ferdinando Fasce, Stefano Gallo, Michele Nani (referente: michele.nani@cnr.it), Mattia Pelli, Franco Ramella, Nicoletta Rolla

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Una risposta a “Mobilità, gruppi, conflitti

  1. Pingback: Mobilità, gruppi, conflitti: un nuovo gruppo di lavoro Sislav | Società Italiana di Storia del Lavoro

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